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apr
29
2014

Metacromasia

Russula xerampelina: Pileocistidi metacromatici in blu di cresile

Con questo termine s’intende la capacità che hanno alcuni tessuti di assumere una tonalità diversa da quella che ha il colorante.
Tale nome fu coniato nel 1877 non da un micologo ma dal microbiologo tedesco e padre della chemioterapia Paul Herlich.
Si deve a Robert Kϋhner, micologo francese, l’applicazione di questo fenomeno chimico fisico alla micologia, il quale lo evidenziò per la prima volta nel 1927 in Mycena tenerrima e, successivamente, nel 1934 lo estese ad altri Generi e specie di Basidiomiceti. Egli per la verifica della metacromasia su ife, spore e cistidi utilizzò il Blu di cresile (un colorante in polvere basico, blu scuro).
Rolf Singer, botanico e micologo tedesco, nel 1986 ha utilizzato, con buoni risultati, per la reazione metacromatica anche il Blu di toluidina, preferito al Blu di cresile da alcuni micologi nell’indagine sugli Ascomiceti.
La presenza o meno di metacromasia in alcune strutture microscopiche (spore, ife, cistidi) è utile, ad esempio, per distinguere tra loro alcuni Generi all’interno della Famiglia delle Lepiotaceae: metacromatiche sono le spore dei Generi Macrolepiota, Leucoagaricus, Leucocoprinus e Sericeomyces; non metacromatiche, ma amiloidi, inamiloidi o destrinoidi quelle dei Generi Lepiota, Cystolepiota e Chamaemyces.
Spore metacromatiche si trovano anche nel Genere Haasiella.
Molte specie appartenenti ai Generi Mycena, Agrocybe, Lepiota, Hebeloma, Hygrophorus presentano metacromasia nelle ife.
Alcune Sezioni nel Genere Mycena si possono separare per avere le ife metacromatiche, ad esempio la reazione è positiva e ben evidente nella Sezione Amabilissimae e Floccipedes (++++), solo molto debolmente positiva in Aciculae e Hiemales (+), negativa nelle Lactae e Mycenella.
Nel Genere Crinipellis i peli della cuticola sono metacromatici, mentre non c’è metacromasia nel vicino Genere Marasmius.
Le pareti dei cistidi di Melanoleuca, i basidi dei Tricholoma e le ornamentazioni di alcune specie di Russula sono altri esempi di strutture metacromatiche.
Vengono definiti ortocromatici tutti quegli elementi che assumono la stessa tonalità del colorante, nel caso del Blu di cresile le strutture in causa diventeranno di colore blu. Metacromatici sono quelle strutture che diventano di un colore diverso da quella di partenza, nel caso del Blu di cresile gli elementi diventano rossi o porpora.

Preparazione del Blu di cresile
Soluzione acquosa satura:
versare in una beuta 50 mL di acqua distillata e, successivamente, tanta polvere di Blu di cresile agitando, sino a quando lo stesso colorante non si scioglie più rimanendo come corpo di fondo. Quindi filtrare. La soluzione satura è pronta e va preparata al momento dell’uso.

Soluzione secondo Clemençon:
Blu di cresile: 0,25 g; Invadin: 0,5 g; Glicerina F.U.: 17 mL; Alcool etilico al 70%: 27 mL; acqua distillata: 55,5 mL.
Mescolare i vari composti secondo l’ordine indicato nella formulazione e filtrare dopo un giorno.
La preparazione secondo Clemençon è molto stabile.

Preparazione del Blu di toluidina (in sostituzione del Blu di cresile)
Soluzione acquosa all’1%:
sciogliere 0,5 g di colorante in 49,5 mL di acqua distillata.
Soluzione secondo Clemençon:
Blu di toluidina: 200 mg; Glicerina F.U. 21,4 g; Alcool etilico 96°: 27 mL; acqua distillata: 55 mL.
Sciogliere nell’ordine indicato i vari componenti.

Esecuzione
Per questa metodica si può procedere in due modi, si sceglierà quale utilizzare in base all’elemento che si deve osservare:

  • per l’osservazione di ife e cistidi si potrà utilizzare il metodo diretto che prevede la semplice colorazione;
  • nel caso di spore è preferibile il metodo ammonio-acetico poiché rigonfiando la parete sporale si rende più evidente la reazione metacromatica.

Metodo diretto

1. Si procede a fare delle sottili fettine che si collocano sul vetrino, si depone vicino una
goccia di Blu di cresile o di Blu di toluidina e vi si fanno scivolare le fettine.
2. Si lascia agire per 4-5 minuti, poi se il preparato è troppo scuro si assorbe il colorante con della carta da filtro e si colloca al suo posto una goccia di acqua distillata, diversamente si
mette il coprioggetto e si passa direttamente all’osservazione.

Metodo ammonio-acetico di Locquin

1. Si fanno delle sottili fettine che si collocano sul vetrino, si versa una goccia di idrossido di
ammonio (NH4OH al 2-3%) e vi si fanno scivolare le fettine.
2. Si lascia agire per 5 minuti, poi si asciuga con della carta assorbente, si aggiunge una
goccia di Acido acetico (volendo si può procedere senza l’immersione in Acido acetico).
3. Si asciuga ancora e si aggiunge una goccia di Blu di cresile o di Blu di toluidina, si colloca
sopra il coprioggetto e si passa all’osservazione.

Riferimenti bibliografici:
1. M. T. Basso “Manuale di Microscopia dei Funghi”, Libreria Mykoflora – Alassio, p. 70-72.
2. S. Ruini, M. Mariotto, G. Marasca, G. Visentin, G. Michilin “Schede Tecniche di Microscopia
Micologica”, Centro Studi Micologici – Associazione Micologica Bresadola.


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