Tossicologia: sindrome acromelalgica (eritromelalgica)

Clitocybe amoenolens

Nonostante sia stata descritta nel 1918 da Ichimura (Ichimura T. A new poisonus mushroom. Bot Gaz Tokyo 1918; 63: 109-11), questa sindrome è passata inosservata fino ad oggi per il fatto che l’unica specie ritenuta responsabile, Clitovcybe acromelalga (volgarmente chiamato fungo delle ustioni o fungo tossico del bambù), è rinvenibile solo in Estremo Oriente con casi di avvelenamento registrati in Giappone e Corea del Sud.
Da pochi anni non è più così perché si sono verificate casi di intossicazioni di questo tipo nel Sud della Francia e più precisamente a Lanslebourg a ridosso dell’Alta Savoia nel 2001 (Saviuc PF, Danel VC, Moreau PA, et al. Erythromelalgia and muschrooms poisoning, J Toxicol Clin Toxicol 2001; 39: 403-7), dopo ingestione di Clitocybe amoeneolens.
Successivamente in Italia, nel 2002, si è registrato un avvelenamento collettivo (8 persone) ad Avezzano (AQ) (Leonardi et al., 2002; Brunelli, 2006).
I casi europei sono da imputare all’ingestione di Clitocybe amoenolens, specie abbastanza comune, ritenuta tossica già in precedenza ma i cui effetti non erano ancora stati studiati a sufficienza.
Nella casistica francese e italiana, tutti i pazienti hanno presentato forti dolori di tipo urente alle estremità dei piedi e, a volte, anche delle mani, o di tipo “scossa elettrica” o “punture di spillo”, in rari casi anche a livello dei talloni, della punta del naso e delle orecchie. Tali dolori avvengono per forti crisi parossistiche soprattutto notturne, ma in alcuni casi anche diurne, con frequenza di una crisi ogni 30 minuti.
In corrispondenza delle zone doloranti si ha sempre la presenza di un edema grave che, nei momenti parossistici, si associa ad eritema ed aumento della temperatura al termotatto nelle aree medesime. I sintomi si acuiscono con l’esposizione delle estremità a fonti di calore, con l’ortostatismo prolungato e con la deambulazione e, di nonverso, si attenuano con il raffreddamento ed il sollevamento delle estremità.
Non sono presenti sintomi gastroenterici né segni di citolisi epatica.

Clitocybe acromelalga

Le tossine responsabili, isolate da Clitocybe acromelalga, sono degli acidi acromelici (A-B-C-D-E); con un sistema combinato di cromatografia liquida e spettrometria di massa, molto sensibile è possibile determinare la concentrazione dell’acido acromelico A, anche in Clitocybe amoenolens (Bessard et al., 2004).
Gli acidi acromelici, idrosolubili e termostabili, strutturalmente simili all’acido kainico e domoico (neuromediatori eccitatori fisologici), sarebbero responsabili dell’iperemia e della reazione infiammatoria alle estremità ed agirebbero attivando i recettori glutammatergici periferici, quindi si pensa che queste tossine non passino la barriera ematoencefalica ed esplichino la loro azione sulle terminazioni nervose periferiche, con un danno elettivo a carico delle vie della sensibilità (fibre poco o non mielinizzate del Sistema Nervoso Autonomo).
Il meccanismo d’azione non è ancora stato pienamente chiarito, ma il quadro clinico è sovrapponibile all’eritromelalgia transitoria da farmaci [bromocriptina (Parlodel), verapamil (Isoptin), nifedipina (Adalat)] in cui è stata documentata una flogosi del derma con infiltrazione mononucleare perivascolare.
Il quadro clinico, che compare a distanza di 1-3 giorni dall’ingestione, è caratterizzato da algoparestesie delle estremità, soprattutto dei piedi (formicolio, dolore intenso, percezioni termiche alterate), che possono essere accompagnate da eritema, edema e formazione di vescicole.
I sintomi, che possono persistere per molti giorni o alcuni mesi, sono caratterizzati da crisi parossistiche, principalmente notturne, stimolate dal contatto e dal calore.
La terapia è sintomatica ed è basata sull’impiego di FANS ed oppioidi. Può essere utile il ricorso a farmaci efficaci sul dolore neuropatico come clonazepam (Rivotril® 2,5 mg/mL os 10 mL), imipramina (Anafranil® 25 mg cpr riv) e carbamazepina (Tegretol® 200 mg cpr). E’ utile il riposo e l’evitare contatti cutanei, sfregamenti ed esposizione a fonti di calore. Bagni prolungati in acqua fredda mitigano il dolore.

Riferimenti bibliografici:

  • Marco Della Maggiora “Gli avvelenamenti da funghi”, MicoPonte 1 – 2007: 24-40.
  • P.M. Soave, A. Barelli, F. Cavaliere “Intossicazioni da funghi”, ANESTESIA FORUM 2009; 2:
    109-123.

              • Anna Aldrighetti, Margherita Gulino “Funghi: quali pericoli per il consumatore”, rapporto
sull’attività svolta dagli Ispettorati Micologici delle SIAN nel quinquennio 2005-2009. • Claudio Angelini “Le inrtossicazioni da funghi”, AMINT.

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