«

»

mar
05
2013

Micotossicologia: sindrome norleucinica (proxima, smithiana)

La sindrome proxima è stata descritta per la prima volta nel 1994, nella Regione di Montpellier (Sud della Francia), in cinque pazienti che presentarono un’insufficienza renale acuta dopo ingestione di Amanita proxima, (Leray H., Canaud B., Andary C. et al. Amanita proxima poisoning: A new cause of acute renal insufficiency. Néphrologic 1998; 19: 21-4). Tutti i casi furono caratterizzati da una iniziale sintomatologia gastrointestinale, seguita da segni di citolisi epatica e da insufficienza renale acuta ed ebbero esito favorevole, senza evidenza di epatite o di danno renale cronico tre settimane dopo l’ingestione. Quattro pazienti richiesero un trattamento emodialitico temporaneo.
Successivamente sono stati segnalati (Pellizzari & Moser, Pagine di micologia, n° 11, 1999) altri casi soprattutto nella costa pacifica dell’America settentrionale riguardanti Amanite del Sottogenere Lepidella, principalmente Amanita smithiana e Amanita solitaria.
I quadri clinici assomigliano alla sindrome orellanica, a causa di un’elevata tossicità renale, ma mai si era potuto isolare orellanina.
Già negli anni fra il ’66 e il ’73, da questa Amanita era stato isolato un aminoacido allenico e non proteico termostabile, la norleucina allenica (acido 2-aminoesanoico), di cui si era dimostrata sperimentalmente la tossicità negli animali da laboratorio. Recentemente è stata isolata la clorocrotilglicina.

Allo stato attuale si è correlato questo aminoacido con questi casi di intossicazione umana e se ne è anche dimostrata sperimentalmente la notevole differenza di effetti tossici sulle cellule tubulari renali rispetto all’orellanina: l’orellanina blocca l’attività della fosfatasi alcalina (ALP) dell’orletto a spazzola delle cellule dei tubuli renali, la norleucina no. Questo fatto spiegherebbe la reversibilità del danno renale in questa sindrome rispetto alla irreversibilità che di norma avviene in quella orellanica.
Anche in Estremo Oriente altri studiosi giapponesi isolarono la norleucina allenica in alcune Amanite dello stesso gruppo (A. pseudoporphyria e A. neoovoidea), senza però confermare la tossicità.
Recentemente anche in Italia si sono moltiplicate le segnalazioni di sindromi norleuciniche, particolarmente nell’Italia centro-meridionale, dove più sono diffuse le Amanite di questo gruppo e dove sovente vengono tradizionalmente consumate. Le segnalazioni provengono soprattutto dalla Toscana, Puglia e Sardegna. Funghi responsabili di questa sindrome sono: Amanita ovoidea, A. proxima e A. aminoaliphatica.
Solo recentemente in Italia (2002) queste specie fungine sono stata inserite fra quelle tossiche riportate nelle normative regionali per la raccolta e commercializzazione dei funghi.
La sintomatologia esordisce mediamente dopo 12 ore dal pasto con vomito e, più raramente diarrea. Già in questa fase possono manifestarsi i segni di una moderata citolisi epatica, con incremento delle transaminasi sieriche (che raramente superano di dieci volte i valori normali). A partire dalle successive 24-48 ore compare il quadro dell’insufficienza renale acuta (malessere generale, oligoanuria, incremento dell’azoto ureico e della creatinina plasmatica); nel 25% dei casi è necessario il trattamento emodialitico, ma il recupero della funzionalità renale è la norma poiché non sono mai stati descritti casi di evoluzione in insufficienza renale cronica.
Questa sindrome si differenzia da quella orellanica per la presenza di un interessamento epatico e perché le alterazioni della funzione renale sono più precoci (1-4 giorni contro 15-17) e solo temporanee.
La terapia comprende la gastrolusi, carbone attivo ed il sostegno delle funzioni vitali. In presenza di grave insufficienza renale è necessario il trattamento dialitico (Warden CR, Benjamin DR. Acute renal failure associated with suspected Amanita smithiana ingestions: A case series. Acad Emerg Med 1998; 5:808-12). Anche in questa sindrome (come in quella orellanica e giromitrica) esiste un’importante variabilità individuale della sensibilità agli effetti della specie fungina responsabile, viene pertanto suggerito di valutare la creatinina plasmatica in tutti i commensali anche se asintomatici.
Riferimenti bibliografici:
• P.M. Soave, A. Barelli, F. Cavaliere “Intossicazioni da funghi” ANESTESIA FORUM 2009, 2; 109-123.
• Claudio Angelini “Le intossicazioni da funghi”, AMINT.

Lascia un Commento