Micotossicologia: Sindrome gastroenterica (livida, pardinica, resinoide, catartica)

Tricholoma pardinum

Viene definita anche sindrome livida in quanto provocata dall’ingestione di Entoloma lividum, o pardinica poiché conseguente al consumo di Tricholoma pardinum, oppure resinoide per via delle sostanze acroresinose (ad azione irritante sulla mucosa gastroenterica) contenute in alcune specie fungine ed infine catartica perché promuove l’evacuazione delle feci in maniera piuttosto drastica. E’ la più frequente in senso assoluto (rappresenta da sola oltre il 90% di tutte le intossicazioni da funghi), sia perché la maggior parte delle specie velenose provoca specificatamente questa sindrome, sia perché tutti i funghi commestibili possono diventare tossici per tutta una serie di cause, o perché si ha a che fare con funghi a commestibilità condizionata mal preparati. In ogni caso si ha un analogo effetto, indistinguibile dal precedente sia su base clinica che chimico-clinica. Si tratta comunque di una sindrome a conclusione benigna, la cui gravità varia da semplici episodi dissenterici a situazioni più gravi, con il coinvolgimento di tutto l’apparato digerente, in maniera così violenta da simulare una sindrome falloidea e da richiedere un trattamento aggressivo in attesa di un riconoscimento micologico sicuro.
Il tempo di latenza è normalmente breve, 1-3 ore dopo il pasto (fino a 6-8 ore in Tricholoma pardinum, Entoloma sinuatum e Omphalotus olearius), eccezionalmente fino a 10-12 ore con certe specie fungine (Armillaria mellea ed Entoloma lividum).
Di norma la sintomatologia, caratterizzata da nausea, vomito, dolori addominali e successivamente diarrea, dura alcune ore, ma in alcuni casi anche alcuni giorni; nei casi più gravi (dovuta al consumo di grandi quantità), o per ingestione di alcune specie (Tricholoma pardinum ed Entoloma sinuatum), i sintomi possono durare anche per una settimana.
Risulta spesso difficile, se non addirittura impossibile, distinguere un episodio di sindrome gastroenterica generica dovuto al consumo di cibi più o meno avariati o contaminati, da un’intossicazione da funghi sia “vera” che “falsa” per analogia dei sintomi e del decorso clinico. Allo stato attuale, essendo il quadro clinico del tutto aspecifico, la diagnosi è quasi solamente di pertinenza micologica (presenza/assenza di funghi patogeni nell’alimento ingerito).

Entoloma lividum

I principi attivi responsabili sono molteplici e non sempre è stato possibile isolarli: agiscono per contatto provocando irritazione della mucosa gastrointestinale. Per alcune entità fungine si sono potute isolare specifiche sostanze tossiche ritenute capaci di determinare il quadro clinico, da sole o in associazione con altre ancora sconosciute. Questi casi sono rappresentati, per esempio, dagli Agaricus del gruppo Xanthodermatei nei quali è stato isolato Fenolo in quantità tale da provocare da solo la sintomatologia intestinale; in Albatrellus cristatus è stata invece dimostrata la presenza degli Acidi grifolinici, scutegeralici e ristatici; in Tricholoma ustale l’Acido ustalico; Hypholoma fasciculare e Hypholoma sublateritium conterrebbero Fasciculolo E ed F, Naematolina e Naemetolone; in Omphalotus olearius e Omphalotus illudens sono state isolate varie sostanze tra cui l’Illudin S (un sesquiterpenico). Due sostanze alcaloidi, Lepiotin A e Lepiotin B sono state isolate in Macrolepiota neomastoidea mentre Chlorophyllum molybdites (ex Lepiota morganii, da cui deriva il nome della relativa sindrome d’oltre oceano, il <morganismo>) contiene il solo Lepiotin B; per queste due ultime sostanze alcaloidi, oltre ad essere coinvolto l’apparato gastroenterico, verrebbero anche colpiti il sistema nervoso centrale e l’apparato cardiocircolatorio. La terapia è esclusivamente sintomatica (gastrolusi, carbone attivo e terapia reidratante), la prognosi è generalmente favorevole.

Riferimenti bibliografici:
• C. Angelini “Le intossicazioni da funghi; AMINT.
• P.M. Soave, A. Barelli, F. Cavaliere “Intossicazioni da funghi”; ANESTESIA FORUM 2009; 2:
109-123.
• P. Angeli, E. Lazzarini, R. Para ”Funghi tossici e velenosi”; HOEPLI Editore – Milano.

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