Micotossicologia: Sindrome paxillica (immunoemolitica)

Paxillus involutus

Non è da considerarsi un vero e proprio micetismo, ma una grave “allergia alimentare” dovuta ad un antigene proteico, denominato Involutina, presente nei funghi Paxillus involutus e Paxillus filamentosus (= P. rubicundulus). In realtà sono stati segnalati anche alcuni casi con il consumo ripetuto di altre specie fungine quali il Suillus luteus ed il Boletus luridus.
Non colpisce quindi tutte le persone, ma soltanto quelle precedentemente sensibilizzate.
Al primo contatto con l’antigene contenuto nel fungo, la persona sensibile sviluppa la formazione di anticorpi specifici che vanno a localizzarsi sulla membrana dei globuli rossi. In questo modo gli eritrociti risultano sensibilizzati verso tale sostanza. L’eventuale nuova ingestione della stessa specie fungina scatena immediatamente una reazione allergica: la reazione antigene-anticorpo determina conseguentemente la lisi dei globuli rossi.
Rara, ma potenzialmente mortale, questa sindrome da immunocomplessi vanta una vittima illustre: il grande micologo tedesco Julius Schäffer, specialista del Genere Russula, avvenuta nel 1944. In quel periodo si era in piena II guerra mondiale e la carestia imperava. Lo Schäffer, che era dedito allo studio dei funghi e non al loro consumo, ad un certo punto, preso dai morsi della fame, se ne cibò ed il pasto gli fu fatale.
Questa sindrome ha un comportamento strano: può presentarsi lentamente a seguito di pasti ravvicinati, oppure rapidamente in modo drammatico.
Arietti & Tomasi (1975), parlando del Paxillus involutus come di specie subdola, riportano casi di persone che da anni facevano uso senza conseguenze e che improvvisamente si sono avvelenati con gravi disturbi.
La latenza può andare dai 30 minuti alle 2-3 ore dall’ingestione e talora si spinge fino a 9 ore.
La sintomatologia è caratterizzata da nausea, dolore epigastrico, diarrea, ittero emolitico, emoglobinuria (comparsa di emoglobina nelle urine) e successivamente marcata riduzione della diuresi (dall’oliguria fino all’anuria), collasso cardiocircolatorio, insufficienza renale acuta e stato di shock.
Si tratta di una classica e grave forma di anemia emolitica autoimmune (AEA) la cui prognosi può essere infausta senza un adeguato trattamento medico.La terapia prevede la decontaminazione gastrica (gastrolusi, carbone vegetale attivato) ed una terapia di supporto basata sull’uso di cortisonici, antistaminici, idratazione con soluzioni polisaline che permettono di protegge il rene. In caso di grave emolisi, può essere praticata la trasfusione di sangue, o la somministrazione di sostituti plasmatici.

Riferimenti bibliografici:
C. Angelini “Le intossicazioni da funghi”; AMINT.
P. Angeli, E. Lazzarini, R. Para “I funghi tossici e velenosi”; HOEPLI Milano.
M. della Maggiora, Micoponte 1 – 2007: 24-40.
P.M. Soave, A Barelli, F. Cavaliere “Intossicazioni da funghi”; ANESTESIA FORUM 2009; 2; 109-123.

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