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dic
08
2012

Micotossicologia: Sindrome coprinica (Disulfiram simile)

Coprinus atramentarius

La tossina, responsabile di questa sindrome, è la Coprina (composto aminoacidico derivato dal Ciclopropanone) o N-(1-idrossiciclopropil)-L-glutamina:

Questa tossina, pur presentando una struttura chimicamente diversa dal Disulfiram, determina gli stessi effetti di quei farmaci che venivano usati in passato per il loro effetto “Antabuse” cioè per dissuadere gli alcolisti cronici all’uso dell’alcool.
Il meccanismo d’azione è legato al fatto che la Coprina ed i suoi derivati (1-aminociclopropanolo) bloccano la degradazione dell’alcool a livello di acetaldeide che è sostanza tossica per l’organismo (il blocco avviene per inibizione diretta della Coprina sull’enzima Acetaldeide-deidrogenasi che altrimenti catalizzerebbe la trasformazione dell’acetaldeide in acido acetico, sostanza non tossica per l’uomo).

Questo meccanismo è analogo a quello del Disulfiram (Antabuse™):

Così, l’ingestione di alcool durante o dopo, e fino al terzo giorno dal pasto, provoca un effetto “Antabuse” per inibizione del metabolismo dell’alcool etilico allo stadio dell’acetaldeide.
I funghi responsabili sono sicuramente il Coprinus atramentarius, ma anche diverse altre specie fungine hanno saltuariamente fatto registrare degli effetti “Antabuse” più o meno rilevanti, se consumate congiuntamente a bevande alcooliche (Coprinus alopecia, Clitocybe clavipes e Boletus luridus, nonché, secondo altri Autori, Tricholoma equestre, Laetiporus sulphureus, Morchella s.l. e Ptychoverpa bohemica). Poiché questi effetti sono alquanto sporadici e legati verosimilmente ad una grandissima variabilità individuale, i funghi qui elencati non possono essere ritenuti in assoluto velenosi, ma certo da considerare con una certa precauzione.

Il quadro clinico compare dopo una latenza variabile dai 30 minuti fino ad un’ora, ed è caratterizzato da vasodilatazione periferica generalizzata, che nei casi gravi può degenerare in collasso, colpi di calore, eritrosi facciale (arrossamento delle guance), polipnea (aumento della frequenza respiratoria), eretismo cardiovascolare con tachicardia, ipotensione arteriosa, stato di angoscia, tremori alle estremità, sudorazione. Più raramente compaiono sintomi gastroenterici quali nausea, vomito e diarrea. In alcuni casi è stata riportata la comparsa di sintomi anche dopo qualche giorno dall’ingestione del fungo, mentre in alcuni soggetti vi può essere una totale assenza di sintomi. Questo fatto può trovare spiegazione nella diversa tolleranza individuale verso le sostanze alcooliche. E’ stata anche segnalata la possibilità che anche l’uso di dopobarba a base alcoolica possano indurre la comparsa della tipica sintomatologia in soggetti che avevano consumato Coprinus atramentarius nelle 40-72 ore precedenti.
L’evoluzione è spontanea e favorevole nella maggior parte dei casi ed avviene in alcune ore. Per i casi più impegnativi, tuttavia, è stata ipotizzata la possibilità di utilizzare un inibitore dell’Alcool-deidrogenasi: il Fomepizolo, ff. 1,5 g/1,5 ml, (Antizol™), farmaco non registrato in Italia.

Questo inibendo la prima via metabolica dell’etanolo e quindi la formazione di acetaldeide, potrebbe prevenire o limitare la comparsa di effetti tossici. Questa applicazione di trattamento antidotico è tuttavia, allo stato attuale, puramente teorica:

il Fomepizolo è un farmaco altamente costoso e scarsamente disponibile, e la sindrome coprinica una patologia in genere trattabile con terapia sintomatica.

Riferimenti bibliografici:
C. Angelini “Le intossicazioni da funghi”, AMINT.
V. Petrolini, C. Locatelli, N. Gervasi, L. Manzo “Gli antidoti nel trattamento delle intossicazioni da funghi con sindromi non falloidee”; Servizio di Tossicologia, C.A.V. di Pavia

7 commenti

  1. paolo says:

    articolo interessante che chiarisce in modo abbastanza semplice ma con efficacia gli effetti dell’assunzione di alcool uniti al consumo di coprinus atramentarius.Continuate a divulgare così per prima incuriosire e poi appassionare la gente a conoscere lo slendido mondo dei funghi

  2. Renzo Curatola says:

    Grazie per le belle parole del tuo commento. Sono proprio queste le cose che ci spingono a fare sempre meglio il lavoro che ci siamo proposti. Grazie!

  3. Gianni Crocé says:

    L’attenzione con cui i nostri lettori seguono le pagine del sito ci lusinga e nel contempo ci sprona a migliorarci.
    Un sentito ringraziamento.
    Gianni Crocé

  4. antonio renato cangini says:

    Volevo sapere se ci sono altri funghi che possono creare gli stessi sintomi.Grazie

  5. Renzo Curatola says:

    Spero che tu voglia dire altri funghi otre al Coprinus atramentarius. Se avessi letto l’articolo c’erano scritti tutti gli altri funghi che potrebbero causare gli stessi sintomi, quando si consumano insieme a bevande alcooliche. Te li scrivo anche qui: Coprinus alopecia, Clitocybe clavipes e Boletus luridus, nonché, secondo altri Autori, Tricholoma equestre, Laetiporus sulphureus, Morchella s.l. e Ptychoverpa bohemica

  6. elena says:

    Davvero notizie dettagliate, oggi mi sono state utilissime….
    Avete qualcosa sulla rozites caperata, e sul suo inquinamento radioattivo avvenuto al tempo di Cernobil? Anni fa avevo letto un articolo, ma non l’ho più ed essendo amante di questi funghi, vorrei comprendere la pericolosità…

  7. Renzo Curatola says:

    Il fungo a cui lei si riferisce con gli studi di micologia molecolare è stato recentemente riportato nella grande famiglia dei Cortinari. Per cui oggi si chiama Cortinarius caperatus. È un ottimo fungo mangereccio che, purtroppo non si trova in Aspromonte perché dalle nostre parti non c’è l’abete rosso. Comunque si è scoperto ai tempi di Cernobil che il fungo anche nella lontana Scandinavia era pieno di radioattività. Infatti risulta capace di captare il cesio 137. Lo si ritrova nelle liste dei funghi ipercaptanti la radioattività.
    Di solito non c’è molto pericolo però non bisogna mai abusare di questo carpoforo. Inoltre un consiglio che possiamo dare è di essiccare il fungo e buttare sempre l’acqua di lavaggio, prima e dopo l’essiccamento (quando lo si fa rinvenire). Così andrà via circa l’80% della radioattività
    Grazie per i complimenti! La nostra voglia di lavorare alla divulgazione dipende anche dalle e-mail e dai commenti che riceviamo.

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