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31
2012

Fungo della settimana: Fomes fomentarius, il fungo dell’esca

Ringraziamo innanzitutto, prima di parlare del Fomes fomentarius, Stefano Balestreri dal cui blog,http://appuntidimicologia.blogspot.it/, abbiamo attinto notizie utili alla stesura di questo articolo.
Si tratta di un fungo conosciuto sin dall’antichità, tanto che ne è stato trovato qualche pezzo anche in una sacca di Ötzi, l’uomo del Similaun, una mummia risalente al 3300 a.C.; sfruttando la natura legonso-stopposa del fungo, a quei tempi veniva sicuramente usato come esca per accendere il fuoco. In epoca successiva, sempre per lo stesso scopo, veniva sbriciolato in polvere e mescolato al salnitro (KNO3) in modo da da facilitarne l’accensione.
“La conformazione cellulare di questa Poliporacea a crescita pluriennale è a nido d’api (Poliporacea: con imenio a più pori) e ogni anno gli strati di pori si accumulano e si sovrappongono, rendendo questa struttura perfetta per l’accensione del fuoco.
La sua massa è costituita in larga parte da prodotti della degradazione di lignina e cellulosa, per cui, una volta essiccata e debitamente trattata, ha un’elevata capacità di innescare il fuoco.
Fomes fomentarius è detto, proprio per questo, anche il fungo dell’esca: messo vicino alle scintille di una pietra focaia, l’uomo preistorico vi accendeva il fuoco”.
Si tratta di uno dei funghi responsabile della carie bianca, una malattia del legno che porta alla morte dell’albero colpito.

Il fungo attacca gli alberi vivi (pioppi, ontani, querce, faggi) in corrispondenza di “ferite” come parassita, propagando il proprio micelio all’interno del legno e generando i tipici carpofori a mensola, il fungo continua la propria esistenza come saprotrofo evidenziando il fenomeno del geotropismo, cioè la capacità di questo tipo di funghi di orientare la parte fertile in modo parallelo al suolo avvitandosi su se stesso, garantendo così un’ottima dispersione delle spore.
La forma ricorda quella di uno zoccolo di cavallo, ha una colorazione con diverse tonalità di grigio e presenta rigature che contrassegnano la crescita annuale.
Oltre che per l’innesco del fuoco, le caratteristiche di questo fungo sono state sfruttate in passato per l’elevato potere assorbente (effetto carta da cucina); ancora oggi si impiega, per esempio, come accessorio per la pesca a mosca con l’appellativo di “Amadou” (derivazione di Amadouvier, nome volgare in francese del Fomes). Serve, in particolare per asciugare le “mosche” artificiali.
Sicuramente superati e non più proponibili, sono gli impieghi del fungo come emostatico in chirurgia e come affila rasoi dai barbieri di un tempo.

Tassonomia:

ClasseBasidiomycetes
OrdinePolyporales
FamigliaPolyporaceae
Nome scientificoFomes fomentarius

Caratteristiche morfologiche

Basidiomi: pluriennali, pileati, sessili con cappello fino a 30 – 40 cm, ricoperto da una crosta dura e spessa, grigia, grigio-scura; superficie pileica liscia, zonata per la presenza di anelli di crescita.
Imenoforo: costituito da tubuli e pori. Tubuli stratificati in accrescimenti annuali, pori tondeggianti, molto piccoli
Carne: spessa, di consistenza legnosa, fibrosa e tenace
Microscopia: spore 14-20 × 4,5-6,25 µm cilindracee, lisce, ialine, non amiloidi
Habitat: cosmopolita e comune, parassita, fruttifica su piante di latifoglie, specialmente faggio; continua a fruttificare anche su piante morte come saprofito. diffuso soprattutto in meridione
Commestibilità: Non commestibile.

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